Antichi ricordi

A Caprino vacanze estive… pungenti

di Elena Sopranzi


Bruno e le sue sorelle in una foto del 1923 / 24.

Questa è una storia vera, che risale all'inizio degli anni venti, e mi è stata raccontata da mio zio Bruno Gianinazzi di Ruvigliana. Suo padre (mio nonno) era Ippolito Gianinazzi, patrizio castagnolese, e si recava ogni tanto a prendere la legna da ardere o da costruzione che i boscaioli tagliavano nei boschi patriziali e che veniva incanalata e fatta scivolare sulle «ove» fino alla riva del lago. Per chi non lo sapesse l'ova è un solco longitudinale a modo di valloncello, praticato nel declivio del monte per far scendere la legna; lungo i fianchi del monte di Caprino esistono l'ova torta, l'ova aperta, l'ova Cozza, l'ova Minudra. Questi dati li ho ricavati dal libro «Castagnola e il suo patriziato». I quattro figli di Ippolito accompagnavano spesso il loro padre in barca fino a Caprino. Le sorelle di mio zio Ines, Cornelia (mia mamma) e Martina andavano nei boschi dove sapevano di trovare i rovi con more e lamponi (i fàmbros) da raccogliere e portare alla loro mamma Lena per fare la confettura. Ma Bruno, più sbarazzino, preferiva giocare a piedi e torso nudo i con i calzoncini corti, rincorrendo i suoi amici arrivati sul posto nei pochi spazi verdi pianeggianti ed erbosi che esistevano allora nelle vicinanze dell'ova. Un pomeriggio estivo Bruno, correndo inciampò in una radice e cadde a torso nudo in mezzo ai rovi pieni di spine. Non si fece male, ma si graffiò dappertutto: braccia, gambe, schiena, collo. Gli adulti presenti lo sollevarono e cercarono di medicargli i graffi e disinfettargli con un poco di grappa le punture con dentro le «teste» molli delle spine, veramente difficili da eliminare. Arrivato a casa a Ruvigliana, la mamma Lena cercò di lavare con energia tutti i graffi. Ma le piccole spine erano difficili da rimuovere. Così il giovinetto dovette passare il resto delle sue vacanze estive supino, con a turno una o l'altra parente di mia nonna Lena con le pinzette per togliere le piccole, noiose e dolorose spine che cominciavano ad infettarsi. Gli amichetti di Bruno e i compagni di scuola venivano spesso nella casa del nucleo a trovarlo, ma invece di consolarlo cominciavano a ridere a crepapelle ricordando la brutta caduta nei rovi capitata a Caprino. Una vacanza indimenticabile davvero!

Capomastri al Palazzo degli studi nel 1941

La signora Matilde Jäggli, 95 anni di Massagno, moglie del defunto architetto Augusto Jäggli, ci ha messo a disposizione questa foto scattata davanti al liceo di Lugano nel 1941. Sul retro c'è la scritta: «Capomastri, commissione esaminatrice IV». Il lungo tempo trascorso non ci consente di indentificare le persone raffigurate nell'immagine. Sappiamo però che il signor Jäggli è al centro, nella fila davanti, con il vestito chiaro. A proposito dei capomastri, ci è stato invece di grande aiuto l'amico Giancarlo Ré, il quale ci informa che la Commissione esaminatrice era composta da impresari costruttori ticinesi e non si meraviglia che la fotografia sia stata scattata di fronte al Palazzo degli studi, sede della scuola dei capomastri. Questa scuola è esistita dal 1915 al 1950 quando venne sostituita dalla scuola tecnica superiore Sts, che nel 1965 fu trasferita a Trevano. Le origini della Sts risalgono al 1852, quando Carlo Cattaneo propose la creazione del Liceo cantonale con la sezione filosofica e quella di architettura. Quest'ultima rimase in vita fino al 1906 e nel 1915 fu sostituita dalla scuola dei capimastri.

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