Antichi ricordi

A 75 anni dalla sciagura della Biaschina

Il 29 luglio del 1941, quindi 75 anni fa, il deragliamento di un treno merci provocò morti e feriti sulla Biaschina, sia tra il personale ferroviario sia tra i militari che presidiavano la linea del Gottardo. In tempo di guerra i binari erano minati e sentinelle erano appostate in prossimità delle camere con l'esplosivo affinché nessuno si avvicinasse. Tra le vittime, due soldati luganesi: Giuseppe Caldelari di Pregassona e Giuseppe Meyer di Lugano. Erano nati nel 1899. Impiegato come legatore-magazziniere presso la tipografia Arti Grafiche già Veladini e come capo spedizioniere al Corriere del Ticino, Caldelari era molto attivo a Pregassona, in particolare come direttore dell'allora filarmonica Unione. Nato a Lucerna e da una decina d'anni residente a Lugano, Mayer di professione era invece maniscalco. Nella sciagura persero la vita anche il cap. Guido Tomasetti di Avegno, il soldato Marino Mantegazzi di Riva San Vitale, il soldato Arturo Scettrini di Tenero, il capotreno Bernardo Bucher e il frenista Carlo Furger, entrambi addetti al deposito ferroviario di Ersfteld. Quattro i feriti, tra i quali il caporale Francesco Summermatter di Astano e il soldato Elia Bordoni di Porza. Partito da Erstfeld la mattina del 29 giugno, il treno merci 6623 era composto da 21 vagoni. Era diretto a Bellinzona, ma a Rodi- Fiesso il macchinista si accorse che i freni non funzionavano.

La velocità aumentava: fuori controllo, in prossimità della galleria Lalume della Biaschina, la locomotiva si sganciò e continuò da sola: a nord della vecchia stazione di Giornico investì i vagoni di coda di un treno merci fermo. Sul viadotto di Pian Tondo, i vagoni cominciarono a deragliare. Sette precipitarono nella scarpata. Il capotreno Bucher e il frenista Furger morirono nello schianto. Gli altri carri deragliarono prima della seconda galleria al Pian Tondo, travolgendo e incendiando il casello ferroviario (in quel momento disabitato) e alcune baracche occupate dai militari. Tre soldati che si trovavano all'aperto rimasero feriti, degli altri nell'accantonamento nessuno si salvò. Il 31 luglio le salme giacevano nella camera mortuaria dell'ospedale di Faido, dove la mattina del 1° agosto si svolsero i funerali militari per i soldati, le cui bare erano avvolte in un drappo rosso crociato. Nel pomeriggio si svolsero i funerali civili nei paesi di residenza delle vittime. Quelli di Giuseppe Caldelari nella chiesa parrocchiale di Pazzalino. Le esequie furono celebrate dal prevosto don Guggia. Ad evocare le sue virtù furono i colleghi di lavoro Andrea Ponti e Pietro Crivelli, quest'ultimo anche a nome della filarmonica Unione.

Al lavoro sulla Biaschina per sgombrare la linea dalle macerie. (Plinio Grossi, «Ticino Nero, Delitti. Sciagure, Truffe. Tumulti», Fontana Edizioni, 2008).

La Guardia d’onore, comandata dal capitano Alcide Papa, rende l’ultimo saluto dell’esercito alle vittime della tragedia.

Le vittime della Biaschina tra i militari. (Plinio Grossi, «Ticino Nero, Delitti. Sciagure, Truffe. Tumulti»).

Il monumento ai caduti delle due guerre a Bellinzona riporta anche i nomi dei soldati deceduti nell’incidente ferroviario del 1941.

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