Antichi ricordi

Scuola maggiore a Molino Nuovo nel 1939-1940

Negli archivi del papà Enzo, nato nel 1926 e deceduto lo scorso anno, Paolo Zambianchi ha trovato questa foto, scattata alla fine degli anni trenta, con indicati i nomi dei ragazzi che a quell'epoca frequentavano la scuola maggiore di Molino Nuovo.
In alto, da sinistra
: Colla, ???, Vismara, Stefanini, il maestro Rossi, Montorfani, Villa, Hintermann e il direttore Pelloni. Seduti nella fila centrale: Fioroni, Belloni, Bernasconi, Alberto, Regazzoni, Zambianchi, Radice, Bernasconi, Navone, Donizzetti. Davanti, accosciati: Gabathuler, Sala, Fabiani, Domeniconi, Doninelli, Bernasconi, Bardelli e Fraschina.

Gli «eroi» del basket in piazzale Milano

La squadra di pallacanestro della Sal Lugano fu una delle migliori della Svizzera negli anni a cavallo tra il 1940 e il 1950. Ecco una delle formazioni di quegli anni eroici del basket ticinese, scattata in piazzale Milano (ora piazzale Pelli) a Lugano.
In piedi, da sinistra: Tullio Bertoni (ex primatista e campione ticinese di atletica), ???, Capponi, Romeo Zali (papà dell'attuale consigliere di Stato Claudio), Ugo Sadis (futuro consigliere di Stato), Geo Balmelli (primo nazionale ticinese di basket) e Franco Bertoni. Accosciati: Pupo Marazzi (poi direttore della Rsi), Sunier, Arioli ed Enzo Zambianchi.

A proposito della sciagura della Biaschina

A complemento dell'articolo del 9 settembre 2016 intitolato «A 75 anni dalla sciagura della Biaschina», un nostro abbonato di lungo corso, Fausto Rezzonico, ci scrive quanto segue: «Erano gli anni della Guerra e quasi tutti erano mobilitati. Mio padre Goffredo era stato arruolato come complementare autista al Monte Ceneri, ma rientrava a dormire a casa…». Lo zio Elia Bordoni di Porza era invece sulla Biaschina, a presidio della linea ferrovia del Gottardo, quando il treno era deragliato. Si salvò per miracolo... «Elia affermava che doveva la vita a una sigaretta: era infatti uscito a fumare, quando la baracca in cui alloggiava la truppa fu travolta dai vagoni, incendiandosi. Nonna Maria (devota e sempre in chiesa) lo sgridava, dicendogli che doveva ringraziare la Madonna! Visitai zio Elia, ferito, all'ospedale di Faido con mia madre Pina e mia nonna Maria».

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