Antichi ricordi

La vecchia masseria Villa a Pregassona

La demolizione della masseria all'inizio degli anni duemila.

Il portico della costruzione originale, illustrato in un dipinto.

Si scava sul cantiere della futura casa per anziani di Pregassona. L'area, delimitata da via Vedreggio e via delle Scuole, è stata recintata e le ruspe sono da qualche settimana al lavoro. Quel terreno, fino a non molti anni fa, accoglieva la fattoria della famiglia Villa, di cui non rimane più alcuna traccia. Prati, orti, filari di vigna, alberi da frutta sono stati abbandonati; stalle, fienili e cantine demoliti. Ci aiuta a ricostruire la storia della masseria, Raoul Pietrogiovanna che ringraziamo per le fotografie e per le informazioni che ci ha fornito. La masseria, il cui nucleo originale era molto antico, è stata demolita all'inizio degli anni duemila per far posto alla futura casa anziani. La proprietà era appartenuta a Giovan Battista Villa, il quale l'aveva comperata, nei primi decenni del secolo scorso, dopo il suo rientro da Neuchâtel, dove si era fatto apprezzare come impresario costruttore soprattutto per gli interventi condotti sugli alpeggi della regione. L'azienda di via Vedreggio fu in seguito ripresa dal figlio Marcello il quale, oltre alla coltivazione della vite e alla cura dei prati, si era dedicato all'allevamento dei maiali: li acquistava sugli alpeggi per poi ingrassarli nella stalla di Pregassona. Era inoltre un formidabile cacciatore di marmotte, da cui estraeva il grasso per preparare unguenti medicinali da applicare sulla pelle. Si dedicava inoltre all'apicoltura. Dopo la sua morte, la proprietà è stata ripresa dalla moglie e dal figlio. Comperati dall'allora Comune di Pregassona, i terreni sono stati acquisiti dalla Città di Lugano in seguito all'aggregazione.

Il torchio di Sessa negli anni cinquanta

Nella scorsa edizione del 2 febbraio, sotto il titolo «La cara vecchia Lugano rivive nelle foto di ieri» abbiamo erroneamente attribuito la didascalia relativa a un mulino in attività a Biogno a un'immagine che si riferiva chiaramente a un torchio, più precisamente quello di Sessa. Se n'è subito accorto Adelio Galeazzi, che rileva: «Il torchio di Sessa è uno dei più grandi, non solo del Ticino, ma di tutta l'Insubria. Un'ipotesi prudente pone la sua data di creazione nella seconda metà del 17.mo secolo. È integro e teoricamente potrebbe ancora funzionare. Nell'immagine degli anni '50 del secolo scorso vediamo Marcello Robbiani con le figlie Maria e Giovannina, nonché Maddalena Trezzini, sorella di mons. Agostino Trezzini che, al riparo sotto l'enorme tronco di noce, stanno facendo la grappa con un alambicco artigianale, come vediamo meglio nella seconda foto».

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