Angelo Frigerio è stato uno degli ultimi testimoni degli epocali cambiamenti del Novecento e della civiltà contadina. Una lunga vita, ricca di molteplici esperienze: maestro, segretario agricolo cantonale, giornalista, voce ascoltatissima per 60 anni alla radio nella domenicale «L’Ora della Terra». E poi politico, deputato, presidente del Gran Consiglio, scrittore e attore. Un uomo di dialogo, di pacificazione e di fede, dispensatore di serenità. E grande divulgatore della poesia.
Si dice che fa bene a volte rifugiarsi nella realtà «filtrata» dalla sensibilità o dal sogno degli artisti. Se non altro, è un mezzo per tirar su la testa e per consolarsi un po’. Lo faccio anch’io rivisitando con nostalgia un lungo percorso di frequentazione cresciuta in grande amicizia. Angelo Frigerio è stato un protagonista, un testiè testimone dei cambiamenti di quasi mone un secolo e lo è stato sulle ali della poesia di cui il suo animo era strabocchevole. Per me, un secondo padre! Gli sono mancati solo cinque anni per raggiungere i cent’anni. Quell’inverno 2015, Angelo, sempre vitale, era stato fermato da un’influenzaccia che non si decideva a mollarlo e aveva dovuto sfoltire i suoi abituali impegni. Invece di andar «a sentir Messa» in parrocchia, com’era sua abitudine, era don Pietro che saliva a fargli visita, accolto con l’immancabile cordialità e un goccio di «Porto», come benvenuto. Con l’aria di marzo e i primi refoli di primavera s’era ristabilito.
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